a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza, la possibilità dell’obiezione di coscienza dei medici andrebbe semplicemente abolita
micromega-online » Legge 194, Rodotà: “Aboliamo l’obiezione”
(via nonsonobob)
scusate il link all’UCCR: spuntano dalle fottute pareti!!!
non aggiungo immagini perché ci tengo alla vita (la mia)
Il programma “La storia siamo noi” non verrà cancellato, riprenderà con la conduzione di Bruno Vespa e il sottotitolo “e voi non siete un cazzo”.
Paolo Cosseddu
Siamo nel 60esimo anniversario della scoperta del DNA, la famosa doppia elica teorizzata da Watson e Crick.
Ora tutti conoscono il nome dei due scienziati, ma pochi sanno che il modello da loro teorizzato (e tutt’ora in uso) fu possibile anche grazie al prezioso lavoro della ricercatrice Rosalind E. Franklin.
Le cose andarono grosso modo così. Nei primi anni ‘50 la grossa domanda della biologia era “come si trasmette l’eredità genetica”. Come cavolo fa mio figlio ad avere il colore dei miei capelli e la faccia da cazzo di mia suocera?
Quello che si doveva cercare era una molecola, o un complesso di molecole in grado di contenere tutte le informazioni genetiche, replicarsi da sola e combinarsi con le molecole del partner per essere, appunto, trasmesse alle future generazioni.
Le prime indiziate furono le proteine. Eh lo so cosa state pensando, ma una proteina è molto più complessa di un filamento di DNA e quindi era logico affibbiarle un ruolo così delicato! Dato però che nessuno riusciva a capire come le proteine potessero replicarsi da sole e trasmettersi di generazione in generazione, la grossa coalizione pro-proteine finì ben presto nel cesso, lasciando spazio al gruppo misto di scienziati pro-DNA.
Tra questi gruppi, c’era anche la Rosalind Franklin. Ora è bene ricordare che in quel decennio, tutto il mondo, ma proprio tutto, si era buttato in quella ricerca che lo stesso Crick ebbe a definire come “La folle caccia”. Centinaia di gruppi di ricerca sparsi ovunque sul globo non facevano altro che inseguire la risposta a quella domanda: la faccia da cazzo di mia suocera, su mio figlio, come c’è capitata?
Nel 1953, la Rosalind E. Franklin fu la prima scienziata al mondo a decifrare la struttura a doppia elica del DNA. Ora, accanto al suo laboratorio lavoravano, guarda caso, Watson e Crick.
Lei raccontava le sue ricerche, fornendo i dati a loro due e loro, attraverso lunghe passeggiate nel parco e l’uso di LSD (NdS: sarà lo stesso Crick a dichiarare di aver immaginato la doppia elica del DNA grazie all’uso di LSD), giocavano con quei dati.
Gioca che ti rigioca con i dati empirici della Rosalinda, i due rockabilly fatti di LSD capiscono che il DNA è un codice quaternario, che le basi azotate (A, T, C e G scoperte dalla Rosalind) si combinano complementariamente, cioè che ad una A corrisponde sempre una T, e ad una C una G. Questo vuol dire che i due filamenti funzionano da stampo (autoreplicazione).
Soprattutto, che si possono ereditare e con loro, l’intero codice genetico. In una botta sola rispondono alla domanda del secolo e pubblicano un articolo su Nature, di una sola colonna a mezza, senza neanche un dato empirico, ma solo un disegnino della doppia elica.
È il 25 aprile del 1953. Subito dopo, a maggio, uscirà l’articolo della Franklin (sempre su Nature) con tutti i suoi dati.
Lei morirà nel 1957 a soli 37 anni, a causa delle radiazioni ciucciatesi per fare i suoi esperimenti. Prenderà comunque il nobel postumo, insieme a Crick, Watson e Wilkins, nel 1962.
Per questo motivo, se oggi conosciamo la struttura del DNA e le sue principali funzioni, lo dobbiamo anche alla Rosalind E. Franklin.
(via scarligamerluss)
Pd e pdl ostinati continuano a volere la tav. Neanche fossero costretti dalla mafia.
Frandiben (via ilfascinodelvago)
fraq:
Abbiamo iniziato a giocare a primarie romane concluse.
Un gioco sottile, iniziato con un palleggio.
E la palla rimbalza. E qualcuno si unisce al gioco.
E il gioco continua e si ingrandisce.Alla fine, ci siamo guardati: Me sa che voto Arfio - Ma lo sai che pure io…- Ah, pure tu…
Occhio che Arfio non esiste, formalmente.
Esiste Alfio. Ma Alfio non esiste senza Arfio.Ho la sensazione che voteremo per Alfio per tenere in vita Arfio. Ho più che la sensazione. Ne ho la certezza.
E dopo averlo fatto, non saremo più gli stessi. Avremo scoperto, e lo abbiamo -in parte- già scoperto, che si può mettere fine, individualmente, allo sfibrante insulto intellettuale al quale siamo stati sottoposti.Piuttosto, piuttosto che crepare di mortificazione, chi dice Me sa che voto Arfio si compatta attorno alla metafora di un sindaco.
Attorno a quell’Immagine che, stressando i vizi del vero candidato, ci ha fatto apparire quel candidato meno inadeguato di quanto non pensassimo.
Giochiamo pesante o il gioco ci è sfuggito di mano.
Era nei rischi.
E nun ce lo sapevate?
Ce lo sapevamo.Progressivamente, di condivisione in condivisione di status tanto improbabili quanto vicini al pensiero comune dei romani che siamo, nel gioco, stiamo accettando il candidato reale in virtù del fatto che l’estremismo del suo alter ego lo riconduce a una degna normalità amministrativa.
Ce lo confessiamo nelle pause lavorative.
Ce lo sussurriamo nei commenti su Facebook, come bambini nascosti nell’erba secca dell’estate.
I più arditi, se lo dicono nel letto, prima di darsi la buonanotte.Oddio, mi sa che voto Arfio.
Arfio, che non esiste, noi lo voteremo passando per Alfio. Perché solo votando Alfio terremo in vita Arfio e l’Alfio che è in noi ancora un po’: quanto basta.
Il “Quanto Basta” che esprime il rodimento di culo -che non si è espresso in barricate- per primarie insultanti, candidati-fantoccio, campagne elettorali agite a tutte le ore nella chat di Facebook, programmi che hanno insultato Roma e i suoi strani cittadini. I più resistenti, i più indolenti, i più innamorati della bellezza ma anche i più feroci attori del Cambiamento, quando il Cambiamento arriva.
L’Arfio che è in noi, eccolo qui. Quello che usa il “Mai prima di mezzogiorno” contro l’inutile rituale programmatico degli altri candidati, tra i quali l’orribile sindaco uscente.
L’abbiamo persa, la Politica. E ce la restituiremo giocando.
Nella città del gioco illegale, dei casinò che ammazzano le periferie, molti di noi giocheranno al più grande gioco di ruolo che ci sia capitato in sorte: Arfio vivrà nel corpo di Alfio. Per un po’.
Per un po’ lo “agirà” come noi ci siamo fatti agire dagli avatar 3D, fino a fagocitarlo definitivamente.Lo dico da medico: siamo sani.
Fino al ballottaggio: il Mezzogiorno. Che a quel punto, si sa, ci prenderà un sano terrore che rivinca Alemanno.
Ognuno arriva al suo “mai prima di Mezzogiorno” come crede.
