Nei periodi di crisi si manifesta la tendenza politica, comprensibile e giustificabile, di privilegiare nelle dichiarazioni pubbliche un basso profilo su ciò che dai mezzi di informazione televisivi viene invece sottolineato. Ciò avviene anche nel calibrare le parole e il peso che queste hanno all’interno dei singoli comunicati stampa, che poi finiranno sulle pagine dei quotidiani. Abitualmente lo si fa per un unico (apparente) buon motivo; ci viene detto: “per non creare inutili allarmismi”. Effetto collaterale è una sorta di paradossale inebetimento politico, generalista quanto dannoso, che tende a saltare a piè pari tutte le notizie inquadrabili come “brutte” a vantaggio delle “belle”: parlare quindi del tentativo di salvare Alfredino Rampi è “bello”, commentare lo sfacelo della primavera del 1981 (l’attentato al Papa, la P2, il rapimento Peci, etc.) è “brutto”. Da un certo punto di vista è meglio così, perché dà un senso di unione & sicurezza nazionale. Coccola. Ma cosa succede se, come recita il vecchio adagio, si scoprisse che quando il dito indica la luna, lo stolto guarda il dito?
Stabilire di cosa si debba parlare e di cosa no, non è affatto cosa semplice né tanto meno ovvia. Basti pensare all’atavico timore che si ha in rete, per questioni ben più frivole, a disquisire di un proprio pensiero; terrorizzati come si è dall’essere contraddetti o, peggio, deletati. E basta guardare tre blog/siti web a caso per capire con quali conseguenze: video di scemenze assortite, le foto di tette randomiche di qualcuno e via discorrendo, sicuri di ottenere quei 54 commenti che non esuleranno mai dal prosaico “like” (chi avrebbe mai qualcosa da ri/dire su una citazione di William Shakespeare o sul recordman mondiale di una gara di rutti?). Tuttavia, con la politica è ben diverso. Analizzando la semplice cronaca locale di Roma, in riferimento agli ultimi giorni, c’è da rimanere quanto meno perplessi. Mentre a Monteverde, in pieno giorno, un uomo di 63 anni veniva ucciso a colpi di pistola; il sindaco di Roma festeggiava la sua costante presenza televisiva nei Tg regionali come: “significativa di una politica del fare”. Poi, mentre tutti sbattevano il muso sulle proteste dei pescatori (scontri e tre feriti, proprio davanti a Montecitorio); il buon Gianni Alemanno inaugurava Piazza Cavour dopo un lavoro di restyling durato sette mesi. Infine, mentre i contestatori dichiaravano con estrema proprietà di sintesi “lotteremo fino alla morte” e si apriva il processo sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel centro di Roma, il problema #1 sulla lista del sindaco buono erano i conti sbagliati di Monti sulle Olimpiadi a Roma del 2020.
Alla notizia, la sora Iole, sistemando le ultime tre confezioni rimastele di pomodori pachino sul suo spoglio banco di frutta al mercato di Ostia, ha sentitamente commentato: “Ma li mortacci sua! Perché, è convinto che c’arrrivamo al 2020 de ‘sto passo?”. Credo che Pier Paolo Pasolini, che ai romani era molto legato, avrebbe annuito bonariamente davanti a chi, vivendo giorno per giorno, non si crea speranze che sono solo alibi. E chi sono io per contraddire Pasolini?
Intanto insulti omofobi e sessisti sono apparsi sui muri e sulle porte della sede del collettivo femminista e lesbico “22 via dei Volsci”. I volti delle donne dipinti sui muri sono stati deturpati da falli e scritte omofobe e sessiste. E’ solo uno dei molteplici attacchi sferrati contro questa sede, punto di riferimento per il movimento lesbico separatista romano. Nella settimana dal 24 dicembre al 3 gennaio, cinque attacchi esplosivi hanno colpito la sede. Attacchi che hanno danneggiato in maniera grave la porta e l’interno della sede. Ovviamente Alemanno era impegnato a promuovere gli eventi estivi della prossima Estate Romana 2012 e non ha sentito neanche la necessità di commentare l’accaduto, se non con poche righe liquidatorie. Peccato. Perché a poco serve fingersi progressisti e pieni di idee tanto scoppiettanti quanto bislacche (chi ha detto Gran Premio all’Eur?), se poi si vive in un torpore mentale tale da essere totalmente incapaci di distinguere le priorità della cittadinanza che si è deciso di rappresentare. Tale da essere ancora convinti che la soluzione possa essere il panem et circenses descritto da Giovenale nelle sue Satire.
Ma si vede che Gianni Alemanno è più furbo di tutti, tanto da potersi permettere di disquisire sul concerto dei Radiohed il prossimo 30 giugno all’Ippodromo delle Capannelle, mentre le sue concittadine lesbiche schivano gli attacchi dinamitardi di un manipolo di balordi. Del resto, non è una novità che l’estrema destra capitolina, da un po’ di tempo a questa parte, si senta in libertà di fare un po’ come vuole. Sicura di rimanere impunita. Tanto che i “Fascisti del Terzo Millennio” (autoproclamatisi, si capisce) di Casapound da giorni “minacciano”, in cerca di nuovi riflessi mediatici, di volere imbrigliare Carmelo Bene (sì, lo stesso Carmelo Bene che nel 1994 spernacchiò chi gli chiese se fosse fascista) in una scritta di marmo, che in suo “omaggio” reciterebbe: CasaBene. Megalomania “anni venti” che ha fatto inviperire la figlia del Maestro e che bene rappresenta il clima di incurante lassismo di un sindaco sornione e assonnato che, poche ore fa, “in merito” ha dichiarato: “Sono convinto che al torneo ‘RBS 6 Nazioni 2012’ di rugby l’Italia quest’anno potrà fare veramente grandi cose”.
Lallero…
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